La Bibbia dal punto di vista della donna
Presentato alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna il primo volume di una nuova collana edita da Il Pozzo di Giacobbe.
La Bibbia dal punto di vista della donna

Una collana, composta da 22 volumi e pubblicata in quattro lingue, prende in esame il contributo che le figure femminili hanno dato allo sviluppo della vicenda biblica e all'intero cammino del popolo ebraico nella storia. Alla presentazione in Facoltà Teologica hanno partecipato la curatrice dell'opera e un'esegeta neotestamentaria della Chiesa Battista di Cagliari.

La Bibbia “dalla parte delle donne”
di Silvia Caredda

Venerdì 14 Maggio 2010, nell’Aula Magna della Facoltà Teologica della Sardegna, si è tenuta la presentazione del libro “La Torah”, primo volume in uscita di “La Bibbia e le donne. Collana di esegesi cultura e storia”, dell’editore Il Pozzo di Giacobbe di Trapani.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Oreundici e patrocinato dalla Facoltà Teologica, ha visto la presenza di Adriana Valerio, docente di Storia del cristianesimo presso la Facoltà Teologica di Napoli, curatrice dell’edizione italiana della collana. Insieme a lei ha partecipato anche Cristina Arcidiacono, pastora della Chiesa Battista di Cagliari, esegeta neotestamentaria; l’incontro è stato coordinato da Margherita Zaccagnini di Oreundici.

Fin dalle prime battute introduttive la Zaccagnini ha fornito una chiave di lettura dell’incontro, citando un breve racconto di Arturo Paoli: una coppia di sposi Guaranì fa il resoconto di un viaggio, narrando le proprie impressioni, prima l’uomo e poi la donna, il che sembrerebbe un’oziosa ripetizione della stessa esperienza, ma non è così, perché i due “non hanno visto la stessa cosa”! Discorso esemplificativo del rapporto uomo/donna, in cui entrambi portano una possibilità di visione del mondo, diversa ma complementare: eliminandone una si perde qualcosa di fondamentale.

Adriana Valerio ha spiegato la genesi di questa pubblicazione e dell’intera collana, che è pubblicata in quattro edizioni (italiana, spagnola, inglese e tedesca), e che comprende ben 22 volumi che interrogano la Bibbia “dalla parte delle donne”: come e da dove è nata l’esigenza di fare un’opera così impegnativa? All’interno degli studi portati avanti dall’Associazione di Teologhe Europee, di cui la Valerio è stata presidente, si è sentita la necessità di mettere in evidenza gli ambiti multidisciplinari presenti attualmente in Europa anche a livello interreligioso, e ci si è posti la domanda su come trovare un modo per far convergere tutto questo humus che altrimenti restava frammentario e poco appetibile al pubblico? L’opera che poteva contribuire meglio a sviluppare quest’interesse è proprio “il tema Bibbia”, che non riguarda soltanto gli esegeti, ma anche la storia del cristianesimo e in generale ogni ambito della cultura europea e mondiale. Il testo sacro non comporta soltanto lo studio finalizzato alla sua conoscenza esegetica, ma anche l’influenza che ha avuto nella nostra cultura, nelle sue espressioni artistiche, storiche, letterarie.

Precisa la Valerio che “accanto a letture positive, la Bibbia è stata variamente utilizzata anche in modo parziale e settario e con forti connotati negativi”. Per esempio, ha proseguito, “per giustificare la sottomissione della donna nei confronti dell’uomo”: “La Bibbia è stata spesso recepita e interpretata in maniera non liberante da una parte, mentre dall’altra è stata davvero un codice di libertà”.
Il titolo della collana “La Bibbia e le donne” esplicita bene il contenuto di questo volume e di tutta l’opera: mettere in luce il contributo che le donne hanno dato alla storia, e alla storia biblica, e che spesso è passato sotto silenzio. Ci sono figure femminili che hanno contribuito a portare avanti il cammino del popolo ebraico nella storia. Storia di Patriarchi, ma in ebraico si dovrebbe tradurre "genitori", includendo anche la donna nel processo della generazione: così Isacco è “il” discendente grazie all’intervento di Sara, perché il primogenito di Abramo in realtà è Ismaele, ed è Sara invece che determina la linea della salvezza. Così accade anche tra Esaù e Giacobbe: è la madre che decide.

In quest’ottica tutta femminile i testi della collana si snodano a partire dal testo sacro, presentando tre volumi sull’Antico Testamento e due sul Nuovo; altri si occupano dell’esegesi giudaica e rabbinica, mentre alcuni volumi si dedicano alla storia, ovvero come il testo sacro è stato tramandato. Tutto questo lavoro è interpretato come la volontà da parte di donne teologhe di affiancare alla grande tradizione di lettura del testo sacro una lettura al femminile, che peraltro è sempre stata presente ma poco conosciuta. A questo proposito la Valerio cita alcune figure di donne che con la loro esperienza mostrano il vivo interesse del mondo femminile per il testo sacro, insieme alla difficoltà e al rifiuto ad avere “voce” nella chiesa. È il caso di Domenica Narducci, una mistica del 1500, che interpreta il testo di Paolo in 1Cor 14,34 “le donne tacciano in assemblea”: in una sua visione, mette in bocca all’apostolo questo concetto “potevo io mai mettere il bavaglio allo Spirito?” Cioè, come si può limitare la libertà di Dio? Con questo afferma che Paolo era stato male interpretato, o interpretato in maniera parziale, perché spesso i teologi si sono soffermati su cose marginali della vita ecclesiale e non su altre più importanti.

La frase, spiega la Valerio, nel contesto si riferisce alla situazione di allora, in cui le donne durante l’assemblea parlavano, e l’apostolo si trova costretto a dare regole di comportamento; ma è lo stesso Paolo che dice poco altrove alle donne di profetizzare! Davanti al testo sacro ci si è posti spesso in maniera strumentale, per legittimare l’esclusione delle donne dalla vita sociale ed ecclesiale, ma la reazione femminile talvolta è stata soggetta a forzature esagerate, come il tentativo da parte di una donna che lottava per i diritti delle donne nel XIX secolo di epurare la Bibbia da ogni testo che suonava negativo nei confronti di esse! La Valerio ha giustamente focalizzato la domanda di fondo che emerge anche da simili episodi: il testo sacro è un testo di liberazione o di condanna? E noi siamo sicuri di aver capito bene il testo sacro?
Questo volume è un libro di prova, che dovrà essere rivisto e migliorato, ma è un libro che pone molte domande, non è un testo dogmatico, propone interpretazioni diverse, di uomini e donne di diverse estrazioni culturali e religiose, ebrei, cristiani e anche musulmani, che si stanno interrogando sul testo sacro, sul suo valore e la sua influenza nella cultura e nella società, troppo spesso utilizzato in maniera vincolante e oppressiva; limiti e mistificazioni da cui deve essere esso stesso liberato per essere costante appello alla libertà per uomini e donne.

Nel suo intervento Cristina Arcidiacono ha presentato direttamente il libro in esame: la prima parte con i vari contributi dell’archeologia, il diritto, la storia dell’antico Vicino Oriente, nell’ottica femminile. Il saggio sull’archeologia parte dall’assunto che spesso interpretiamo il passato “con i nostri occhiali da 2010”, per cui le donne nella Bibbia stanno a casa, quindi non contano niente. Invece dai ritrovamenti archeologici si può vedere l’influenza che hanno avuto nel tessere relazioni sociali all’interno del proprio clan, lavorando insieme per produrre manufatti, creando una rete di rapporti informali che diffondevano ciò che accadeva. La seconda parte presenta testi che parlano di donne: Eva, Miriam, Zippora, e le altre di cui il testo sacro non riporta il nome, ma anche il saggio sul concetto di puro/impuro nel culto, che per esempio ha fatto scivolare il significato del termine ebraico che designava il ciclo delle donne a quello di abominio riferito nella letteratura profetica.

Giustamente, rileva la pastora, scegliere di leggere la Bibbia “con occhi di donna”, a partire da ciò che altre donne hanno detto della Bibbia, equivale a una scelta di campo: stare dalla parte delle donne che effettivamente sono marginali. Questo comporta il fatto che nella “Bibbia degli uomini” le donne non sono le dirette destinatarie della salvezza, l’universalismo della salvezza è per i figli di Israele: sono i figli gli eredi della promessa, sono quelli che danno il nome alle dodici tribù di Israele. Ma la Bibbia racconta di figli e di figlie: come si evince da uno dei saggi del libro, nei primi due capitoli dell’Esodo, Mosè è salvato dalle acque per l’intervento di ben cinque donne. Il faraone aveva dato questo ordine alle levatrici “tutti i maschi devono morire e le femmine lasciate vivere”, ma le levatrici ebree non lo rispettano, perché temono Dio e difendono la vita. Così permettono a Mosè di vivere. Anche la madre, “la figlia di Levi” di cui non si conosce il nome, vede che Mosè era buono, proprio come era buona la creazione, e lo salva ponendolo in una cesta; la figlia del faraone vede Mosè e lo trae dalle acque e gli dà il nome; la sorella di Mosè (che può essere Miriam che così diventa la testimone della salvezza) interviene per procurare una nutrice tra le donne ebree. Così i dodici nomi dei figli di Israele con cui si apre il libro dell’Esodo potranno essere i figli della promessa perché ci sono dodici donne “marginali” che hanno occupato un posto speciale. Sembrerebbero marginali, ma nella narrazione della Bibbia c’è in realtà un rispetto, un’ironia in questa parola messa in bocca all’assassino, al faraone “che le femmine vivano, i maschi devono morire”; ecco, le donne hanno un ruolo importante perché attraverso il loro aiuto i figli possono invece continuare a vivere e avere in eredità quella terra promessa di cui sono depositari. Queste donne si fanno “figlie di Dio” affinché un intero popolo possa avere un futuro.

Cristina Arcidiacono ha raccontato all’uditorio in modo appassionante questo saggio presente nel libro, per darne un assaggio, un aperitivo, invitando a non aver timore riverenziale di quest’opera che a prima vista può sembrare “per addetti ai lavori”. Invece si tratta di una possibilità di lettura, attraverso lo sguardo delle donne, sia di vedere quello che sulle donne ci racconta la Scrittura, e, in ultima analisi, “una possibilità per tutti di rivedere noi stessi nella relazione con Dio, perché tutti siamo figli e figlie di Dio, ma occorre riconoscere come ci poniamo all’interno dell’universalità del messaggio di Dio, che evidentemente è connotato e ‘sessuato’ dal punto di vista maschile, in un contesto patriarcale”. “Ma allo Spirito – ha concluso la Arcidiacono – non si può mettere un bavaglio: anche dalle parole del faraone Dio fa uscire la liberazione e la salvezza”.
L’intera collana allora diventa fondamentale non solo per capire le donne, ma per dialogare e interagire meglio, uomini e donne, con reciprocità e rispetto dell’altro, all’interno del vasto mondo della Bibbia e del suo messaggio di liberazione, davvero universale, paradigmatico per ogni uomo.